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IL GESU’ DALLA FEDE SOLARE

Data: 22-07-2026, in Commenti al Vangelo

domenica XVII - 26 luglio - fra Ermes Ronchi

  In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».  

IL GESU’ DALLA FEDE SOLARE

XVII domenica del Tempo ordinario

Mt 13,44-52

Con due parabole brevi e lampeggianti Gesù dipinge su un fondo d’oro il dittico lucente della fede. Un contadino e un mercante trovano tesori. Accade a uno che, per caso, tra rovi e sassi e su un campo non suo, resta folgorato dalla gioia. Accade a uno che invece, da intenditore appassionato e determinato, gira il mondo dietro il suo sogno.

Due piccole parabole che poggiano sulla stessa idea di fondo: ciò che Dio ti può dare non ha confronti fra le cose. “Tesoro e perla”, sono nomi inusuali nelle liturgie, lo diresti un linguaggio da pirati e avventure, da favole o da innamorati. Con essi Gesù indica la fede come forza vitale che ti cambia la vita. La fa camminare, correre, perfino volare. Il Vangelo assicura che tutti possono trovare o essere trovati da Dio, sorpresi da una luce sulla via di Damasco oppure dal Dio della normalità, che è nel tuo campo di ogni giorno, là dove vivi, come un contadino paziente.

Trovato il tesoro, l’uomo pieno di gioia va, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. La gioia è il primo tesoro che il tesoro dona, è la forza che mette in cammino. Ma senza sentori di rinuncia o sacrifici (Gesù non chiede mai sacrifici, nel Vangelo di Matteo li evoca due sole volte e sempre per negarli). La visione di un cristianesimo triste, immaturo e grigio è lontanissima dalla fede solare di Gesù. Niente di quello di prima viene buttato via, il contadino e il mercante vendono tutto, ma per guadagnare tutto! Lasciano molto, ma per avere molto! Non perdono niente, lo investono. Così i cristiani: scelgono, e scegliendo bene, guadagnano.

Noi avanziamo nella vita non a colpi di volontà, ma per una passione, per scoperta di tesori: Dov’è il tuo tesoro, là corre felice il tuo cuore (cfr Mt 6,21).

I cercatori di Dio non hanno tutte le soluzioni in tasca, ma cercano. Lo stesso credere è un verbo dinamico, bisogna sempre muoversi, cercare, pescare; lavorare il campo, scoprire, camminare, tirar fuori dal tesoro cose nuove e cose antiche. Il peggio che ci possa capitare è restare immobili, bloccati dalle paure.

Anche in giorni disillusi come i nostri, il Vangelo osa annunciare tesori. Osa dire che l’esito della storia sarà buono, nonostante tutto, buono. Paolo dice che tutto concorre al bene, anche quel mucchietto di sassi che sembra il mio campo, altro che tesoro nascosto! (Rm 8,28). E Agostino aggiunge: etiam peccata, anche i peccati.

Tesoro e perla sono nomi di Dio. Si rivolgono a me, un po’ contadino e un po’ mercante e mi domandano: ma Dio per te è un tesoro o un dovere? È una perla di luce o un obbligo?

Mi sento contadino fortunato, mercante dalla buona sorte. E sono grato a Colui che mi ha fatto inciampare in un tesoro, in molte perle, lungo molte strade, in molti giorni: davvero incontrare Cristo è stato l’affare migliore della mia vita!