domenica 3 maggio V di Pasqua - p. Ermes Ronchi
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita (...). In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre». Gv 14,1-12
UNA VITA CHE TOGLIE IL FREDDO
ll nostro segreto è oltre noi. Abbracciato al mistero di Dio che è vicino, nel cuore della tua esistenza: nei gesti umani del nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illudersi, osare, dare la vita.
Io sono la via, la verità, la vita. Tre parole che sono preghiera allo stato puro.
Gesù non dice io “conosco” la verità e ora ve la insegno, vi snocciolo un bell’elenco di nozioni; ma io “sono” la verità. Una verità fatta di carne, ieri baciata, e poco dopo straziata. Come io vivo è verità vivente, come io mi comporto è verità vissuta. Guardate come faccio con i piccoli, con le donne, con i poveri cristi e con i Pilato di turno; con gli uccelli e con i fiori del campo, con il Padre e l’ultima pecora. La sua è una vita che toglie il freddo, che toglie l’indifferenza del nostro vivere mascherati.
Penso alla etimologia della parola verità, che ha la stessa radice della parola primavera in latino (ver-veris). Verità indica la vita che germoglia e mette le sue gemme; una stagione che riempie di fiori e di verde e di pollini l’aria. Così tanti che non tutti saranno fecondi, non tutti diventeranno miele, ma almeno profumeranno l’aria con le loro carezze. La verità indica ciò che fa fiorire le vite e non le mortifica, come fa la primavera. Io vivo tra il torrente e la collina, tra il bosco, l’uliveto, il vigneto e i prati. Salgo sul colle e prego con un verso di Giuseppe Centore: «Tu sei per me ciò che la primavera è per i fiori». Un privilegio, il mio.
Gesù è la primavera del cosmo e noi siamo come l’estate che porta a maturazione spighe e grappoli, insieme ai tanti semi di vita ancora intatti del Vangelo: «il nostro cuore è un pugno di terra atto a dare vita ai tuoi germi, Signore», prega padre Vannucci.
In Friuli abbiamo un termine molto suggestivo per dire primavera: le viarte, che letteralmente vuol dire l’apertura, vita che si apre, finestre e porte spalancate che invitano a non sentirsi allo stretto. E qui si illumina la seconda parola forte di Gesù oggi: Io sono la via. Non ha detto: sono la meta e il punto di arrivo, ma la strada, l’apertura, l’onda che fa uscire, viaggio che fa alzare le vite e le vele, perché un primo passo è sempre possibile. Sempre e per tutti, e il punto di arrivo è la casa del Padre. I primi cristiani avevano il nome di Quelli della via (Atti 9,2), quelli che hanno sentieri nel cuore, che percorrono le strade che Gesù ha inventato, che camminano chiamati da un sogno e non si fermano. E se cadono si rialzano, e se sbagliano strada poi risalgono sulla strada giusta.
Terza parola è “vita”. Io sono la vita, io faccio vivere. Sono la vita che si oppone alla pulsione di morte, alla violenza, alle autodistruzioni che nutriamo dentro di noi con le nostre subdole paure.
Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Abbracciato al mistero di Dio che non è lontano, è nel cuore della tua esistenza: nei gesti umani e vitali del nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illudersi, osare, dare la vita.